Tratto dal Resto del Carlino del 12 ottobre 2017 - di Roberta Bezzi.
Le opere per i non vedenti.
UN MOSAICO completamente nero pare un controsenso perchè si elimina il piacere che se ne ricava dalla vista delle colorate tessere che lo compongono. Ma può essere un modo diverso per apprezzarlo e scoprirlo attraverso il tatto per tutti, e a maggior ragione per chi non vede o ha difficoltà visive.
In tal senso, la mostra “I mosaici neri di Ravenna”, allestita al Mar - Museo d'Arte della città , è una vera e propria novità perchè è la prima volta in Italia che - attraverso moderne tecnologie 3D - ciechi e ipovedenti possono fare un'esperienza completamente nuova delle opere musive.
La mostra nasce da un'idea dell'associazione ambientale Cestha (Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat), nell'ambito del progetto di tutela e rinaturalizzazione degli ecosistemi costieri ravennati duna di Casal Borsetti.
I mosaici sono in realtà tavolette sensoriali da toccare con mano. In tutto sono sei e richiamano alcune specie animali e vegetali, un tempo abbondanti e ben presenti anche nelle raffigurazioni di San Vitale e Sant'Apollinare in Classe, e oggi a rischio di estinzione:
la ghiandaia, un uccello di dimensioni medio-piccole appartenente alla stessa famiglia di corvi, gazze e cornacchie; il pino domestico, albero simbolo delle pinete ravennati; il pollo sultano, un uccello acquatico della famiglia dei rallidi; il campanellino, un piccolo uccellino che si sposta con volo acrobatico tra i canneti; l'Airone bianco marittimo; il giglio del mare, una pianta che cresce spontaneamente sui litorali sabbiosi.
Tra i primi a sperimentare questo viaggio tattile, è Angelo Lolli, presidente della sezione ravennate dell'Unione italiana ciechi. «Ho provato una bellissima sensazione - afferma -. Per questo, ho subito abbracciato questo progetto innovativo che contribuirà a dare gioia a chi non vede più e a maggior ragione a chi non ha mai visto.
LO STUDIO grafico Artificio Digitale si è impegnato nello sviluppo del progetto: partendo da una ricostruzione digitale dei mosaici storici, il disegno dei mosaici è stato modellato per la lettura tattile.
Poi, per fare forma solida a fotografie tipicamente bidimensionali, sono state scolpite digitalmente le forme dei soggetti reali ottenendo dei bassorilievi. I mosaici sono stati stampati in 3D ottenendo un prototipo in positivo da cui trarre uno stampo in negativo in l'Accademia delle belle arti ha sperimentato diversi materiali di colata e diversi trattamenti di finitura superficiale.
Dopo opportuni test, per la realizzazione del prototipo finale è stato scelto il gesso trattato a effetto ceramico.
«Questo è il primo passo di tante cose che faremo insieme", ha commentato il sindaco Michele de Pascale che ha conosciuto i responsabili del Cestha in estate.
L’intervista a Simone d’Acunto, CESTA.
SIMONE D'Acunto, direttore del Cestha, qual è lo scopo del progetto “Mosaici neri”? «Raccontare la storia ambientale dei principali mosaici ravennati in una chiave del tutto innovativa, accessibile a un pubblico il più ampio possibile e per questo fruibile anche da ciechi e ipovedenti, attraverso un percorso di tavole tattili sensoriali, in grado di riprodurre alcuni soggetti specifici rappresentati come opere musive".
Perchè è stato scelto proprio il nero per i mosaici? «Anzitutto, in quanto è il colore che identifica il buio in cui vivono i non vedenti. Ma anche come simbolo della scarsa attenzione da parte della società su una realtà troppo spesso dimenticata".
Qual è la realtà dimenticata su cui volete porre l'attenzione? «Su come gli ambienti naturali fossero descritti secoli fa, lanciando un messaggio d'allarme sul loro attuale degrado, che sta portando alla scomparsa delle bellezze naturali presenti nel nostro territorio. I mosaici sono infatti una sorta di diapositiva di alcune specifiche specie animali e vegetali, oggi purtroppo a rischio di estinzione".
Può fare un esempio? «Il Giglio di mare, il Pancratium maritimum, che è un po' il simbolo dell'intera mostra. Era presente nelle raffigurazioni di San Vitale e Sant'Apollinare in Classe".
Per la protezione di queste rare specie vegetali, da dove siete partiti? «Dalla duna a sud dell'abitato ravennate di Casal Borsetti, grazie al supporto della Pro Loco e del Ceas - Agenda 21, a partire dallo scorso giugno. Il progetto “Mosaici neri” si inserisce, infatti, nel più ampio programma Re-D Rewilding Dunes, volto alla rinaturalizzazione delle dune costiere, un lavoro innovativo di gestione integrata degli ecosistemi marini costieri".